Terapia strategica: una psicologia "fuori dagli schemi"

Terapia strategica: una psicologia "fuori dagli schemi"

«[…] se quell’omino verde di Marte arrivasse e ci chiedesse di spiegargli le nostre tecniche per provocare il cambiamento negli uomini, e noi gliele esponessimo, non si gratterebbe il capo (o il suo equivalente) per l’incredulità e ci chiederebbe perché ci sono venute teorie così complicate, astruse e poco concludenti, invece di, innanzitutto, indagare come succede il cambio, nell’uomo, in modo naturale e spontaneo e a partire dai fatti quotidiani?» (Nardone G., Watzlawick P., 1995, p. 18).

Quante volte ci è capitato di pensare alla terapia come a un percorso lungo anni, se non tutta la vita, orientato alla presa di coscienza delle “cause originarie” dei nostri problemi? Spesso immaginiamo di dover comprendere i “veri significati” dietro i nostri comportamenti per poter essere davvero in grado di stare meglio. Più è grande il problema, maggiore è il lavoro da fare per risolverlo. E se invece non fosse così? Se pensassimo a una terapia che, attraverso strategie ben pensate, sia in grado di rispondere anche ai problemi apparentemente più resistenti? Potremmo auspicare a una riduzione duratura dei sintomi anche senza “scavare a fondo”? La terapia strategica dimostra che ciò e ben altro, per quanto in contraddizione con le concezioni tradizionali della psicoterapia, è possibile.

COS’È LA TERAPIA STRATEGICA?

La Terapia Strategica si è sviluppata a partire dagli anni ’60 in America e si afferma, ad oggi, tra gli approcci più efficaci e innovativi nel panorama delle psicoterapie. Con radici epistemologiche e pratiche molto antiche, il pensiero strategico si basa su un modo di intendere e far fronte ai problemi umani che sfida il senso comune e lo distingue dalla maggioranza delle psicoterapie classiche.

IN CHE SENSO UNA PSICOLOGIA “FUORI DAGLI SCHEMI”?

Il modo migliore per capire come l’approccio strategico si allontana dalle concezioni tradizionali in psicologia è attraverso i quattro principi fondamentali della Terapia Strategica:

1.     Non esiste una realtà oggettiva: la realtà è costruita sulla base del proprio modo di percepirla. Di conseguenza, non è possibile né funzionale perseguire una “verità assoluta” in psicoterapia. Ciò che ci interessa è capire in che modo il cliente costruisce il proprio mondo e come queste costruzioni stanno influenzando negativamente il suo benessere. La terapia strategica si adatta con flessibilità e pragmatismo a ciascuna persona, chiedendosi quali sono gli interventi più efficaci per quella specifica situazione e rifiutando teorie e modelli di intervento universali.

2.     Il focus del trattamento è il sapere come e non sapere il perché. Il terapeuta strategico è interessato a capire come funziona la persona, la coppia o la famiglia che si presenta in consulta, e come farla funzionare meglio possibile. La ricerca delle cause e l’analisi del profondo vengono messe in secondo piano rispetto allo scopo primario della terapia strategica: imparare a gestire e risolvere problemi che si presentano qui ed ora. Ci interessa come persiste – e quindi come si può modificare – un problema nel presente, invece che come si è formato nel passato – aspetto su cui non si può andare a intervenire. Il cambiamento assume quindi un aspetto centrale della terapia strategica.

3.     Partendo dal presupposto che la realtà viene costruita a partire dal punto di vista soggettivo di ciascuna persona, un sistema percettivo rigido può portare a rispondere a quella realtà in modi altrettanto rigidi e disfunzionali per sé. Quante volte, per esempio, ci è capitato di continuare a usare soluzioni che ci sembravano buone, o lo erano state in passato, anche se non facevano altro che mantenere o peggiorare un problema? Magari perché pensavamo che fossero le uniche migliori soluzioni possibili? Con la terapia strategica la persona in consulta viene aiutata a compiere uno spostamento di prospettiva, ad uscire “fuori dagli schemi” di pensiero e comportamento apparentemente logici che l’hanno guidata fino ad ora e ottenere, come conseguenza naturale, la rottura dei circoli viziosi che mantengono in vita il problema.

4.     Il cambiamento di una situazione problematica passa prioritariamente per l’esperienza. La maggior parte delle psicoterapie classiche si basa sull’idea che per cambiare un comportamento problematico sia necessario prima cambiare il modo di pensare del paziente. In altri termini, pone la ragione e il pensiero al centro del proprio operato. La terapia strategica inverte questo processo: cambiamenti nell’esperienza producono cambiamenti nel modo di pensare la realtà e reagire ad essa. Il terapeuta strategico usa creativamente una molteplicità di tecniche e strategie per indurre piccoli eventi nella vita del paziente, talvolta apparentemente illogici, che però lo “obbligano” a spostare la propria prospettiva rispetto alla situazione problematica.

La terapia strategica offre un approccio innovativo alla risoluzione dei problemi, invitandoci a pensare fuori dagli schemi e a trovare nuove soluzioni. E tu? Quanto sei legato ai tuoi schemi mentali?

Troppa informazione fa male

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